AI, Blockchain, Big Data:
come le nuove tecnologie possono cambiare la vita dei pazienti

Si è parlato di questo sul palco di Wired Health 2019, che si è tenuto lo scorso 13 marzo a Milano.  Protagonisti di rilievo internazionale provenienti da grandi realtà come Viktor Savevski, Chief Digital Officer di Humanitas, John Nosta, presidente di NostaLab, Jaquie Finn, Head of digital health di Cambridge Consultants, Ismene Grohmann, Senior director innovation Diabetes care di Abbot. Grandi realtà come l’Università la Sapienza di Roma, Pfizer, Samsung, l’Istituto Italiano di Tencologia, Takeda, personalità come quella della Ministra della Salute Giulia Grillo, hanno portato la loro testimonianza durante la giornata in cui si sono alternati i vari speech.

La nostra testimonianza

JSB è intervenuta parlando di blockchain insieme a Massimiliano Barawitzka, Healthcare communication expert and Shareholding partner di Cysed. Durante la sessione Heath Tech – “Quando serve la blockchain” Jacopo Montigiani ha spiegato cosa è blockchain. “Blockchain è una tecnologia che abilita alla gestione degli asset. Nasce con Bitcoin per arrivare a gestire qualsiasi tipo di proprietà, abilitando lo scambio delle informazioni in modo sicuro”.

Focalizzandosi soprattutto sull’ambito farmaceutico si è parlato dell’applicazione di blockchain alla supply chain, alla logistica, all’area clinica e di come questa tecnologia potrebbe intervenire per gestire le transazioni in modo più sicuro. Blockchain diventerebbe garanzia della trasparenza, della sicurezza e dell’integrità del dato.

Ma quali sono i beneficiari di questa tecnologia? “Se il paziente avrà principalmente benefici indiretti, le aziende e le agenzie regolatorie avranno garanzia di una maggiore sicurezza. Basta pensare all’impatto che potrà avere sulla risoluzione del problema della contraffazione dei farmaci” ha specificato Jacopo Montigiani.

Gli ostacoli al cambiamento

Max Barawitzka è intervenuto spiegando quali possono essere le principali barriere all’applicazione di blockchain. Si parla principalmente di barriere di tipo regolatorio: “è necessario un framework regolatorio. In Europa qualcosa si sta già muovendo e anche l’Italia sta facendo i primi passi”. E’ necessario anche di far percepire i benefici di questa tecnologia al sistema, sistema inteso come paziente, azienda e agenzia regolatoria.

Anche la mancanza di know-how soprattutto a livello italiano potrebbe rappresentare un ostacolo. Diventa fondamentale che tutti i player del settore facciano un atto di coraggio e di fiducia nell’accogliere giovani ricercatori universitari. Solo mettendo a disposizione i propri processi per sperimentazioni vere, forti e coraggiose si potrà favorire il cambiamento.

Sembra chiaro che qualcosa si stia già muovendo sia da parte delle aziende che degli enti pubblici. Le loro energie si stanno infatti focalizzando sull’applicazione di queste nuove tecnologie. Una forte spinta a livello centrale e la volontà politica di aumentare la fiducia nei confronti del sistema potrebbero rappresentare un’ulteriore motivazione al cambiamento.