Duccio Micela, JSB Software Project Specialist spiega come identificare in cinque step le opportunità che possono nascere dall’applicazione della tecnologia blockchain.

Ultimamente anche l’Italia vede un aumento sensibile degli investimenti in blockchain, in perfetto accordo con il trend europeo e mondiale, e non solo nell’ambito Pharma che ben conosciamo; i dati dello studio Cefriel e IBM Italia “Quali sono le opportunità della blockchain al di là del settore finanziario? ” infatti rilevano come sempre più aziende del settore healthcare, bancario, immobiliare e assicurativo oltre che finanziario, riservano risorse sempre più consistenti all’applicazione di blockchain, per rendere servizi e processi più sicuri e integrati.

Diventa quindi importante saper evitare investimenti sbagliati e comprendere il valore di questa infrastruttura in termini di opportunità vere per la nostra azienda, partendo da un’attenta fase preliminare di studio e di analisi; con poche domande mirate dovremmo essere in grado d’identificare per quali processi aziendali blockchain può diventare effettivamente una spinta all’innovazione e un importante vantaggio competitivo in ottica Industry 4.0.

Entrando nel merito iniziamo col chiederci:

  1. Chi può vedere i nostri dati e chi può modificarli?

Se ad esempio il nostro business richiede il coinvolgimento di più enti in un processo e una delle sue maggiori criticità è la mancanza di fiducia reciproca, blockchain potrebbe garantire vantaggi di comunicazione, controllo, automazione, integrazione e scalabilità a tutti gli attori. Viceversa laddove la compresenza di più enti non è prevista, potrebbero esistere tecnologie ad hoc più vantaggiose da preferire.

  1. Chi è proprietario dei dati? Esistono intermediari?

Abbiamo necessità di escludere gli intermediari da un processo: in questo caso blockchain potrebbe risultare la soluzione più adatta e vantaggiosa. La fiducia, dapprima appannaggio di terze parti incaricate di registrare e coordinare i dati, con blockchain verrebbe di fatto condivisa tra i partecipanti della rete e garantita dalla tecnologia stessa. Blockchain assicura infatti l’unicità e l’immutabilità del dato ma, attenzione, non la sua veridicità, come vedremo alla prossima domanda.

  1. Abbiamo un sistema di qualità o procedure ben definite?

L’esistenza di un sistema di qualità e in ogni caso di procedure ben definite rende naturale l’applicazione di blockchain rispetto ad altri contesti. Prendiamo ad esempio il settore farmaceutico, dove l’alta governance fa sì che i dati scritti in blockchain siano già altamente affidabili di partenza: in questo caso la piattaforma diventa ulteriore garanzia della loro affidabilità. Ovviamente al momento di definire l’architettura di progetto in questi contesti sarà necessario tenere ben presente le normative di riferimento e gli eventuali vincoli che ne possono derivare. Viceversa, se il dato non è corretto o se sussistono dubbi sulla sua veridicità, la tecnologia blockchain di per sé non costituisce nessun valore aggiunto in quanto non assicura l’autenticità del dato.

  1. Ha più valore il contenuto del dato o la traccia dei suoi trasferimenti?

Quando il valore in un processo è generato dalla traccia dei trasferimenti di un dato piuttosto che dal dato stesso, blockchain trova la sua migliore applicazione. Blockchain nasce come registro condiviso delle transazioni di un asset: potremmo definirla quindi come la versione digitale, decentralizzata e distribuita dell’ex libro mastro.

Se la necessità principale è invece quella di archiviazione dei dati, potrebbe risultare più efficace studiare soluzioni ibride, nelle quali solo le transazioni e alcune parti dei dati vengono gestite tramite blockchain, mentre il contenuto del dato continua a essere gestito con archivi tradizionali.

  1. Avere traccia inalterabile di tutto lo storico dei dati è un vantaggio per il nostro business?

Per garantire la tracciabilità inalterabile, blockchain memorizza ogni variazione dei dati in modo non cancellabile. Gli ambiti in cui ha valore ricostruire lo storico, ovvero l’evoluzione dei dati, sono quelli in cui blockchain dà i massimi risultati. Se il business richiede di cancellare by design la storia del dato (ad esempio con sovrascritture) l’applicazione di blockchain può invece risultare più complessa e meno efficace: in questo caso si dovranno studiare architetture che del dato conservino la traccia, ma non il contenuto.

Siamo arrivati alla fine di una prima autovalutazione rispondendo a cinque semplici domande: in diversi casi blockchain ci sembrerà la soluzione migliore, mentre alcune risposte potrebbero essere fonte di altri dubbi. Trattandosi di una tecnologia particolarmente versatile, consigliamo di valutarne pros e cons anche in contesti apparentemente inadatti all’applicazione, per poi scoprire spunti interessanti o ambiti diversi in cui potrebbe generare realmente valore per la vostra azienda.

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Alcuni riferimenti:

Il Sole 24 Ore – gli investimenti blockchain in Italia

ANSA – cresce blockchain